Dal libro "Isole di cultura"

Sappada / Plodn -

Deutschsprachige Gemeinschaft in der Provinz Belluno

Plodn: Gesamtansicht der Ortschaft

Plodn: Gesamtansicht der Ortschaft (Foto: DANIELI)

STORIA DI SAPPADA

Le origini di Sappada affondano le radici in un arco di secoli che non permettono, per assenza di documenti, una ricostruzione precisa - datazione compresa - del processo che portò allo stabilirsi del primo insediamento.
Il carattere puramente leggendario della tradizione orale che narra di una fuga di un gruppo di famiglie da Villgraten, presso Sillian, a motivo delle vessazioni degli Heimfels, intorno al X sec., è ormai accertato. La ricerca storica ha pure permesso di riconoscere che il documento del 1078 menzionato e dato per perduto da più studiosi dell'Otto e Novecento e ancor oggi citato in molte pubblicazioni a carattere turistico e divulgativo come "primo documento" riguardante Sappada, non è mai esistito e corrisponde ad un fraintendimento storiografico nel passaggio delle informazioni sull'infeudamento dell'area interessata ai Patriarchi di Aquileia, tra J. Bergmann e G. Ciani, fraintendimento poi consolidatosi con G. Fabbiani.
Va pure scartata la datazione tarda proposta dalla dialettologa M. Hornung, che in base ad alcune osservazioni sulla sedimentazione linguistica di alcune caratteristiche del dialetto sappadino, ha ritenuto di poter assegnare intorno al 1270 l'origine di Sappada, stabilendone pure l'area di provenienza nella zona di Heimfels. A questa datazione si oppone in modo netto quanto è espresso inequivocabilmente nel primo documento esteso effettivamente tramandato, del 1296 (il primissimo, di appena un anno precedente, è una scarna indicazione di un lascito di due denari aquileiesi in ecclesia de Sapata da parte di tal Henricus Fantuluttus de Comelians), in cui il patriarca di Aquileia Raimondo della Torre investe perpetuamente i sappadini dei masi e delle terre abitate, elevandone però la tassa in vigore sino ad allora, in riferimento a quanto "solevano corrispondere dai tempi antichi". Se, dunque, nel 1296 si fa esplicito riferimento all'uso in vigore "dai tempi antichi", non è neppure concepibile che il primo stanziamento della comunità datasse appena al 1270, ovvero neppure un trentennio prima.
Uno studio contestuale dei movimenti delle popolazioni in età altomedioevale, nella zona interessata, sembra suggerire, piuttosto, l'ipotesi di una retrodatazione dell'origine dell'insediamento di Sappada. A cavallo tra VIII e IX secolo, le diocesi di Aquileia e di Salisburgo (elevata a metropoli nel 798) concorrono su due fronti all'opera di evangelizzazione delle popolazioni alpine: quando, nel 796, Pipino organizzerà una spedizione in Pannonia per la definitiva sottomissione degli Avari, sarà la Chiesa di Aquileia a rilanciare, col patriarca Paolino, l'opera evangelizzatrice, con l'invio di clero preparato e l'impostazione di metodi missionari caratterizzati dall'opportuna umanità e tolleranza volute dal patriarca. Per precisare le aree di rispettiva competenza, nell'811 Carlo Magno fissò al corso della Drava il confine tra le due regioni metropolitiche. Per quanto dipese dalla diocesi di Salisburgo, l'evangelizzazione degli Sloveni Carantani andò di pari passo con la loro germanizzazione, ed è possibile ipotizzare che una sacca appartenente a questa stessa etnìa possa aver dato origine, in un periodo indefinito dei secoli successivi, all'insediamento della conca di Sappada. Questo sarebbe confermato da alcuni toponimi a componente slavofona della zona, in particolare delle valli immediatamente a settentrione di Sappada, nonché da alcuni vocaboli del dialetto sappadino, in cui si registra traccia di radici paleoslave.
Nel periodo in questione, tra l'VIII e il X secolo, permanenze stagionali nelle valli estreme del Cadore per il pascolo - e, potremmo aggiungere, per le attività estrattive - potrebbero essersi col tempo trasformate in residenze ed insediamenti stabili. In particolare a Sappada diversi toponimi testimoniano l'importanza dell'attività mineraria nell'area immediatamente a Nord dell'attuale insediamento, tra il Monte Ferro, i Laghi d'Olbe e il Vallone Rio della Miniera.
Quanto al toponimo Sappada, parrebbe sufficientemente evidente la sua dipendenza dal dialettale Žepod'n, nome dell'attuale nucleo abitativo di Cima Sappada, del resto il primo ad incontrarsi nel salire dalla Val Degano e che potrebbe a buon titolo aver designato l'abitato vallivo nel suo insieme, dato che i primi e più antichi contatti furono col versante carnico. La sua origine, poi, potrebbe essere zum poden, indicativo della posizione "sul pianoro" della borgata, oppure nel suo composto potrebbe celarsi il dialettale Plod'n, corrispondente a Sappada nell'idioma locale, e a sua volta ricollegabile all'idronimo Plavis, dipendente dalla radice indoeuropea plou (‘scorrere'), all'origine di più vocaboli legati al fluire dell'acqua. È del resto possibile supporre che l'abitato originario si sia formato proprio a Cima Sappada, sia per la posizione favorevole, immediatamente allo sbocco della Val Sesis, che i primi coloni potrebbero aver percorso per raggiungere la vallata sappadina, sia per la morfologia pianeggiante e insieme relativamente ridotta in superficie e quindi particolarmente adatta ad un facile insediamento di primo taglio, sia infine per la posizione dominante la vallata.
All'origine dell'abitato di Sappada potrebbe, inoltre, collegarsi quella del paese di Sauris, altra isola linguistica germanofona, posta a Sud di Sappada, rispetto alla quale è separata dall'interposta Val Pesarina. Tra i due paesi dovette esservi sin dai primi secoli del loro insediamento una certa comunicazione, e riteniamo significativo a questo proposito il fatto che Žehre in sappadino designi il passo Siera, profonda incisione nella catena meridionale della conca di Sappada, dalla quale immette nella Val Pesarina, in direzione di Žahre, nome dialettale di Sauris.
Il 3 aprile 1077 l'imperatore Enrico IV infeuda l'intero Friuli, Cadore incluso, al patriarca Sigeardo di Tengling; da questo momento il territorio della conca di Sappada rientra sotto la giurisdizione del Patriarcato di Aquileia. Nei secoli successivi alcuni flussi migratori potrebbero aver sovrapposto al nucleo originario slavo-carantano quella componente più nettamente germanofona affine alla zona di Sillian riscontrata dai dialettologi, destinata a prevalere e ad imporsi nell'impasto linguistico risultatone.
In un tale contesto di un insediamento ormai arricchitosi di successivi apporti di popolazione, trova posto il citato documento del 1296 - con la menzione di un fitto corrisposto "dai tempi antichi", che obbliga a risalire indietro di almeno due secoli, e ancora oltre -, dal quale apprendiamo pure che Sappada doveva essere in quest'epoca organizzata in regolare unità amministrativa rappresentata da un decano per gli atti ufficiali.
Altri documenti del 1308 e 1318, emessi dalla signoria caminese, cui i territori cadorini erano stati subinfeudati, dispongono i termini della composizione di contese occasionate da molestie e vessazioni di piccoli potentati contermini, mentre in un documento del 1334 troviamo la prima menzione delle miniere di ferro a Sappada, che alcuni abitanti di Caprile chiedono di sfruttare rivolgendosi al patriarca Bertrando di San Genesio.
Nel 1347, ripreso possesso del Cadore, temporaneamente sottratto da Lodovico da Brandeburgo, il patriarca Bertrando concede ai sappadini il bosco della Digola, allora chiamato Bosco nero ("il nostro bosco denominato negro in seno al monte di Palidiola nel bacino di Sappada"). Il documento cita Sappada come dipendente dalla gastaldia della Carnia: rimarrà sotto tale giurisdizione territoriale anche durante i dominii veneto, napoleonico e austriaco, fino all'annessione alla provincia di Belluno, nel 1842.
Nel 1373 i sappadini ottennero in concessione d'uso una parte del bosco sul versante occidentale delle Terze, di proprietà del Comune di Lorenzago. Del rinnovo di tale concessione si conservano documenti del 1388 e del 1403, ma
Caduto lo stato patriarcale, Sappada continuò ad appartenere alla gastaldia di Carnia, incorporata nel 1420, insieme a tutti i territori del patriarcato, al dominio della Repubblica di Venezia. Nel 1431 fu ricostruita la pieve matrice di Gorto, in posizione dominante presso la frazione di Cella (Ovaro), al cui interno due iscrizioni ricordano la dedicazione e il titolo della Pieve matrice di tutto il Canale (di Gorto), di Sappada e Cercivento, importante testimonianza della dipendenza di Sappada da questa antichissima pieve, che fu deputata a provvedere alla sua assistenza spirituale. In questo periodo abbiamo anche la prima menzione di una presenza sacerdotale: nel 1440 un tale Giovanni, presbitero e monaco d'Allemagna, ufficia e dimora a Sappada. Al suo seguiranno altri nomi di presbiteri, che col tempo assumeranno carattere residenziale permanente, fino all'ottenimento del titolo ufficiale di Curazia, nel 1630, con il sacerdote autoctono Osvaldo Cottrer (1628-1642) e dello statuto giuridico di parrocchia nel 1791.
In seguito ai fatti dell'invasione tedesca delle truppe di Massimiliano e della "battaglia di Cadore" del 1508, Sappada viene coinvolta nell'istituzione di presidi militari all'Acquatona e in Visdende, ma rimase tagliata fuori dalle tormentate e drammatiche vicende successive, sia a motivo della posizione isolata rispetto alle aree direttamente coinvolte, sia per la scelta di altre e più agevoli vie di passaggio delle truppe veneziane tra Friuli e Cadore, come il passo Mauria o forcella Lavardet. Nel XVI secolo, sotto il dominio veneziano, si intensificarono notevolmente l'esportazione ed il commercio del legname, con il documentato coinvolgimento dell'area di Sappada e dei boschi della Val Sesis, ma lo sfruttamento boschivo suscita una complessa sequenza di controversie con il Comune di Lorenzago riguardanti l'utilizzo del bosco della Digola, documentata in una serie di atti, dal 1515, con episodi che sfociarono talvolta in manifestazioni turbolente, e ancora nel 1580, con il Centenaro del Comelico inferiore e ancora con Lorenzago. Nel 1662 il cospicuo pagamento di 816 ducati, effettuato da Pietro Solero a nome dell'intera comunità, affrancò definitivamente Sappada dal pagamento annuo dei tributi alla gastaldia della Carnia.
Nel 1732, alla chiesa di S. Margherita, esistente da un periodo imprecisato e comunque documentata nel 1295, viene ad aggiungersi la chiesa di Sant'Osvaldo a Cima Sappada, il cui titolo ricalca significativamente quello della parrocchiale di Sauris. La chiesa di S. Margherita verrà ricostruita in forma ampliata nel 1776-1779.
In questo periodo Venezia progetta l'ampliamento della strada di comunicazione tra il Tirolo e il Friuli, sfruttando il passaggio per la Val Degano e Sappada, finalmente posto ad esecuzione tra il 1762 e il 1763, con la realizzazione di opere di risanamento e consolidamento sistematico a maggior percorribilità della strada snodantesi da Udine alla Val Pusteria, attraverso il Canal di Gorto, Sappada e passo Montecroce Comelico, di cui resta documento in un'iscrizione incisa in un cippo, presso l'Acquatona.
Per quasi un secolo Sappada, insieme al Cadore ed alla Carnia, subisce l'alternarsi delle dominazioni francese ed austriaca, dalla caduta della Serenissima nel 1797 al 1814, che segna la fine del Regno d'Italia e la nascita del Lombardo-Veneto, e da questa data fino all'unione al Regno d'Italia, nel 1866. In quest'arco di tempo, essa rimane legata alla Carnia fino al 28 marzo 1852, quando viene scorporata dalla provincia di Udine e unita alla provincia di Belluno, mentre per la giurisdizione ecclesiastica rimane legata (e tale è ancora ai giorni nostri) alla diocesi di Udine, erede del soppresso Patriarcato di Aquileia. Va ricordata, per questo complesso periodo, l'indizione, nel 1804, del primo pellegrinaggio al santuario di Maria Luggau nella valle del Gail, allora motivato da un voto per la protezione dalle epidemie del bestiame, col che fu inaugurata una tradizione protrattasi, pur con lunghe interruzioni nei periodi bellici o per difficoltà di ordine politico, fino ai giorni nostri. È pure da ricordare che agli inizi dell'Ottocento, mentre la popolazione di Sappada superava per la prima volta il migliaio di persone, fu introdotta in Cadore la coltura della patata, che in breve tempo raggiunse anche l'alta valle del Piave e divenne rapidamente una componente fondamentale dell'alimentazione locale.
Il periodo della dominazione austriaca è segnato a Sappada dall'apertura della scuola elementare, nel 1823, con sede in borgata Mühlbach (una sezione staccata a Cima Sappada sarà inaugurata nel 1849), ma è pure caratterizzato dall'approfondirsi dell'antico contrasto tra masisti e fogolisti, retaggio delle molteplici stratificazioni che diedero forma, nei secoli, alla comunità sappadina, contrasto che, riaccesasi con un ricorso il 19 settembre 1826 contro lo sfruttamento indebito dei fogolisti di parte del Digola, la contesa si protrasse tortuosamente fino all'accordo ratificato presso il Commissariato distrettuale di Rigolato l'11 ottobre 1848, con il quale si stabilì la partizione del Digola in tre lotti, due di pertinenza dei masisti e uno a disposizione di tutti gli abitanti del paese. In quello stesso anno Sappada fu parzialmente coinvolta dai moti insurrezionali che andavano contagiando l'Italia e avevano raggiunto il Cadore, con la cospirazione di una quarantina di sappadini, miranti ad ostacolare il passaggio delle truppe austriache verso il Cadore insorto, fu stroncata sul nascere con l'incarcerazione dei ribelli e del loro capo, Pietro Solero.
L'ultimo quarto dell'Ottocento e il primo decennio del Novecento videro il rapido avvicendarsi delle prime imprese alpinistiche, connesse ad un primo fenomeno di frequentazione turistica, mentre Sappada cominciava a dotarsi dei primi alberghi. Si avvia un graduale interessamento alle montagne della conca sappadina che porta, nel 1890 alla pubblicazione, da parte di Carl Diener, nell'ambito del prestigioso periodico delle associazioni alpinistiche austro-tedesche «Zeitschrift des Deutschen und Oesterreichischen Alpenvereins», di un'ampia e dettagliata descrizione di quello che egli denomina die Sappada-Gruppe .
Nel primo trentennio del Novecento, Sappada è ‘ferita' da due incendi che distruggono, nel 1908, l'intera borgata Bach, e nel 1928 l'intera borgata Granvilla (Dorf), ma sempre in quegli anni l'abitato viene beneficiato dall'allacciamento della luce elettrica e da un primo acquedotto (1911).
La Grande Guerra coinvolge direttamente Sappada a motivo del vicino confine, tenuto costantemente dagli Alpini e rifornito con la partecipazione dell'intera popolazione dalla fine di maggio del 1915 - con eroiche azioni, nei tre mesi successivi, per l'attestazione della linea di fronte sul contesissimo monte Peralba - alla fine di ottobre del 1917. Si conserva memoria dell'eroica dedizione con cui la popolazione civile di Sappada contribuì all'approvvigionamento degli alpini, col concorso di donne, giovani e anziani, che durante la primavera del 1916 riuscirono addirittura a trascinare, a braccia, due cannoni da 149 fino ai Laghi d'Olbe. In conseguenza della rotta di Caporetto, il fronte fu abbandonato in una precipitosa ritirata e Sappada evacuata di gran parte della popolazione. Più di 800 profughi sappadini furono riuniti ad Arezzo, dove trovò sede provvisoria il Municipio di Sappada e da dove poterono tornare nella loro vallata il 22 marzo 1919.
Dal 1922, la realizzazione della nuova strada, più a valle del vecchio percorso attraverso le borgate occidentali e prolungata nel 1930 per la parte orientale del paese, determinerà il caratteristico andamento parallelo dei due tracciati che rimarranno a caratterizzare l'impianto viario, influendo sulla distribuzione insediativa lungo la vallata.
La ripresa del turismo cadorino e delle imprese alpinistiche degli anni '20 e '30 (con la connessa inaugurazione, nel 1925, del Rifugio Fratelli De Gasperi e, nel 1926, del Rifugio Pier Fortunato Calvi), che culmineranno nel 1929 nel prestigioso decreto ministeriale di riconoscimento di Sappada quale Stazione di soggiorno e turismo, seconda in provincia solo a Belluno e a Cortina d'Ampezzo, e nell'avvio, negli anni trenta, del turismo invernale, è nuovamente interrotta dal secondo conflitto mondiale, che vede ancora Sappada teatro tragico di episodi connessi al reclutamento della popolazione ed alle atrocità della guerra partigiana; qui, la supposizione di parte tedesca di trovare nei sappadini dei facili alleati, forse dettata dalla comunanza linguistica, venne smentita dai fatti. Il 2 maggio 1945 i tedeschi abbandonano Sappada, dove la sera le campane suonano a festa e la domenica successiva, 6 maggio, si celebra col canto solenne del Te Deum la conclusione del conflitto.
Terminata la guerra, Sappada conobbe una rapida espansione dell'industria turistica, con la moltiplicazione delle strutture ricettive e la dotazione di impianti di risalita per gli sport invernali. Dagli anni '60 agli anni ‘80, con una particolare intensità negli anni '70, la rapida conversione dell'economia sappadina in un'economia di tipo turistico assume un carattere tale da rischiare di compromettere l'identità e la memoria storica della cultura locale. In quegli anni sorgono alcune inziative, prima tra tutte l'istituzione del Museo etnografico, promosso dall'iniziativa di Giuseppe Fontana per arginare in qualche modo la dispersione in atto di alcune vestigia del patrimonio culturale sappadino. Grazie anche a questo impulso, Sappada negli ultimi anni pare avviata ad assestare una messa a punto di una rinnovata idea della propria identità e della consapevolezza della ricchezza del proprio patrimonio linguistico e culturale.